Concorso CULINARIO

PROGRAMMA CONCORSO CULINARIO “LA MEDUSA”

Partecipano al concorso culinario trentasei i fra le migliori eccellenze della cucina siciliana I quali sono stati invitati a creare un nuovo menu’ che ha quale tema la “cucina tipica siciliana rivisitata a proprio gusto”

Il menu’ sara’ composto da dodici portate:

  • Antipasto    x3
  • Primo          x3
  • Secondo     x3
  • Dessert      x3

Le degustazioni dei menù in concorso si terranno presso la suggestiva sala centrale di Villa Favorita ove una giuria composta da eminenze Italiane del giornalismo enogastronomico provvederà a valutare la qualità dei cibi, la loro storicità e la capacità dei ristoratori in concorso di presentare il piatto nel miglior “Visual” possibile.

Coordinatore responsabile del Concorso Culinario “La Medusa” è lo chef Paolo Austero; Paolo ha da sempre portato avanti cucina e ristorazione secondo il principio dell’internazionalità volta ad una conoscenza più completa. Inizia dalla scuola alberghiera di Sciacca per poi spostarsi all’Accademia César Ritz di Montreaux, in Svizzera. Da lì il suo bagaglio formativo annovera le cucine di svariati hotel di lusso, fin dai primi anni ’90, ruoli di executive chef in strutture ristorative e ricettive, di chef consultant per compagnie quali la Japan Salt Corporation e di gestore di cucina per cinque ristoranti della catena Bella in Irlanda.

Ad oggi è docente presso il ministero dell’Istruzione e in cattedra all’Università di Scienze gastronomiche, continuando collaborazioni con svariati tour operator esteri e facendosi promotore della cucina siciliana nel mondo, in particolare a Sidney e Singapore. Chiaramente le sue esperienze hanno condizionato il suo stile in cucina, che rimane però ancorato alle sue origini e al valore delle materie prime di qualità. Le sue regole in cucina e nella vita ruotano attorno a quattro cardini: il corpo, la mente, il cibo e il benessere alimentare.

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CICCIO SULTANO

 

Nel panorama dei grandi chef, Ciccio Sultano merita una menzione speciale. Lui è uno che si è fatto da solo, che ha imparato attraverso l’esperienza diretta e le buone letture, capolavori come L’arte della cucina moderna di Henry Paul Pellaprat. È partito facendo il garzone di pasticceria, Ciccio. E oggi il suo tempio, Il Duomo, è diventato il più ricercato tra i ristoranti stellati di Sicilia insieme all’altro suo locale, I Banchi di Ragusa Ibla.

Chef stellato di fama mondiale, la sua storia è partita da una pasticceria-tavola calda di Vittoria, la Sweet. È qui che ha imparato a preparare così bene i suoi manicaretti, Ciccio Sultano: il cannolo, gli arancini, il panettone. Dolci, anzitutto, ma poi si è specializzato anche nei primi, nei secondi, in ogni tipo di pietanza. È sempre stato ed è tuttora legatissimo alla sua terra. Ragusa è la città dove ha scelto di restare, è qui che ha costruito un piccolo impero fatto di passione e di gusto.

Nato a Torino (“ma per caso”) nel 1970, ha iniziato a lavorare giovanissimo, praticamente adolescente, e prima dei 30 anni vantava già numerose esperienze in Italia e all’estero, costruendosi un curriculum di grande spessore. Nel 1994 è stato executive chef in un celebre ristorante nei pressi di Monaco di Baviera, quattro anni dopo è volato a New York, al Felidia, insieme a una certa Lidia Bastianich e a Fortunato Nicotra. Dalla East Coast si è poi trasferito a ovest, tra Las Vegas e Los Angeles, presso il raffinato Valentino di Piero Selvaggio.

Nel maggio del 2000 prende vita la sua creazione più riuscita,

Il Duomo di Ragusa. Ciccio Sultano il ristorante lo ha aperto insieme al suo socio storico, Angelo Di Stefano, e in pochi anni questo locale così attento a valorizzare i sapori della tradizione senza finirne schiacciato ha fatto parlare di sé e dei suoi piatti sulle riviste specializzate di tutto il mondo. Le ricette di Ciccio Sultano si sono sempre poggiate su un assunto semplice: riscoprire l’essenza stessa del territorio attraverso il cibo. Un’essenza da adeguare ai tempi correnti, correggendo e limando eventuali punti deboli ed esaltando i punti di forza di ogni pietanza. Questi i cardini di un pensiero culinario che è stato premiato con due stelle Michelin e che Ciccio Sultano nel libro La mia cucina siciliana, edito nel 2005 da Gambero Rosso, ha riassunto alla perfezione.

Nel 2015 poi è partito I Banchi, la nuova avventura di Ciccio Sultano: panetteria-pasticceria-ristorante dove gustare i sapori più veri e genuini della Trinacria. I Banchi, in brevissimo tempo, è diventato un altro luogo di culto e di pellegrinaggio per gli appassionati. Insieme a Il Duomo, naturalmente.

Ora più che mai, con Gabriella Cicero al suo fianco – in sala come maitre e nella vita – Ciccio Sultano è pronto a nuove sfide.

Oltre che tra i fornelli dei suoi ristoranti, Ciccio Sultano è spesso dietro cattedre prestigiose. È infatti docente Italcook per Slow Food a Jesi, insegnate al Culinary Istitute of America, docente presso la Alma scuola di Parma, finanche docente d’esame negli istituti alberghieri di Modica e Gela. Ma non chiamatelo professore.

 

 

 

TONY LO COCO

 

«Venivo da un altro mondo». così si esprime Tony Lo Coco, 44 anni, parlando delle sue esperienze passate e del perché la sua stella Michelin sia una sorta di magia che ha reso la sua storia qualcosa di simile a un film o a una fiaba.

Un riconoscimento prestigioso, che ha fatto diventare un punto di riferimento Siciliano per tutti gli amanti della cucina che conta, il suo ristorante, I Pupi.

24 coperti a Bagheria (Palermo). Un premio molto ambito, arrivato grazie alla determinazione di chi sa compiere scelte coraggiose per fare della propria passione il lavoro della vita. «Mi è sempre piaciuto cucinare, ma non avevo mai immaginato che un giorno sarei riuscito a farlo in modo professionale», racconta. «Facevo l’imprenditore. Gestivo un locale molto grande, con mia moglie. Mi occupavo di tutto tranne che della cucina». Un’impresa di successo, che si occupava anche di catering e banchettistica. Di colpo però, ecco la svolta che cambia tutto: nel mezzo di un importante ricevimento, dopo una lite, lo chef abbandona la cucina. Se ne va. Impossibile pensarci troppo: Lo Coco indossa il grembiule e inizia a cucinare. È un successo. «Mi accorgevo che le ore ai fornelli passavano e non mi pesava, anzi. Ho fatto tutto da autodidatta, dalle basi fino alle sperimentazioni più azzardate». Mantenendo la sua filosofia, legatissima alle materie prime della sua Sicilia: «Sono le migliori». Tutto procede come meglio non potrebbe: «Facevamo circa 300 banchetti l’anno, l’agenda era sempre piena e così anche il locale».

I clienti non diventano solo più numerosi, ma anche molto noti: Lo Coco ha cucinato per Bill Gates, il Dalai Lama, il principe Harry, Charlize Theron, Rania di Giordania, i reali di Danimarca, Sean Penn… «Ma sentivo che qualcosa mancava, che non riuscivo a esprimere tutto quello che volevo. E così, nel 2009 ho deciso di lasciare quell’attività avviata e aprire un piccolo ristorante sotto casa… prima era un garage. Lo abbiamo trasformato, realizzando il nostro sogno di un ristorante gourmet». Un cambio vita non indolore: «Da 38 dipendenti siamo passati a tre: io, il mio secondo in cucina e mia moglie in sala. Per i primi anni è stata durissima. Ogni tanto mi dicevo: ho sbagliato tutto». Quando non prenotava nessuno, usava il tempo per lavorare su nuove sperimentazioni. «La voglia di riuscire era troppa. Volevo creare dei grandi piatti. Siamo stati tutti uniti. Giorno dopo giorno le persone hanno iniziato ad aumentare, venivano apposta a Bagheria per mangiare da noi. La voce si è sparsa, sono arrivati i giornalisti…». I Pupi sono stati inclusi così in diverse guide: un passo decisivo. «Ma la Michelin mi mancava. Fino al 2014, quando è arrivata. Ed è cambiato tutto. Io, che mai avevo fatto gavetta in altre cucine, che ero partito dal nulla, ero arrivato alla stella. Un risultato incredibile». Da quel momento, oltre a una ritrovata fortuna, è scattata anche «una pressione positiva per fare sempre meglio e magari, nel tempo, chissà, aggiungerne un’altra».

Oggi i dipendenti sono undici, sempre per 24 coperti. «L’agenda è pienissima e per questo ci divertiamo scegliendo di seguire anche alcuni eventi, con i nostri catering. Insomma, si è chiuso un cerchio importante». E, subito dopo, ha deciso di aprirne un altro: «Vista la qualità delle materie prime siciliane, ora sogno di fare diventare questo posto la capitale della buona ristorazione. Ogni grande chef ha un legame con la Sicilia. Dobbiamo fare tesoro di quello che la nostra terra ci ha dato e valorizzarlo il più possibile.

 

                 

 

PATRIZIA DI BENEDETTO

 

“Gestire una cucina è sicuramente molto impegnativo per una donna”, afferma Patrizia Di Benedetto, “anche se è, forse, più istintivo, più naturale. Noi donne siamo abituate biologicamente a nutrire e a mandare avanti intere famiglie, a far crescere i figli anche attraverso la cura che mettiamo quando prepariamo da mangiare. La mia è una cucina decisamente femminile, e per femminile intendo una cucina fatta d’istinto, di sentimento, di creatività.”  Nel 1991 era davvero insolito trovare una donna in cucina nei ristoranti. Poteva capitare nelle trattorie, certamente. Quelle a conduzione familiare. Ma l’alta ristorazione era affidata, quasi esclusivamente, agli uomini.

Dopo anni di studio, fatica e sacrifici Patrizia di Benedetto si afferma anche nel mondo. Le sue esperienze all’estero iniziano nel 1997, quando lavora come stagista al ristorante Valentino di Los Angeles. Manterrà anche in seguito questo legame con gli Usa, cucinando a più riprese a Chicago, New York, Baltimora, Boston, New Haven, Long Island, ma anche a Bangkok, nel 2006, nell’ambito del Festival Internazionale di Cucina al Four Seasons, in qualità di unico rappresentante per l’Italia e più volte, negli ultimi anni, in Giappone portandosi sempre dietro la sua anima siciliana.

Una Passione che nel 1997 la porta così al primo riconoscimento importante: la pasticceria, che le fece guadagnare il premio della guida de L’Espresso per la migliore pasticceria da ristorazione d’Italia.

Per questo qui i dolci sono trattati con particolare rispetto. Come tutte le pietanze, così anche i dolci, biscotti e gelati sono preparati nelle nostre cucine. Il semifreddo di ricotta con marmellata di arance amare è il piatto che riuscì a farmi ottenere questo riconoscimento. Tra i dolci che prendono ispirazione dalle nostre tradizioni mi piace ricordare la cagliata di gelsomino con gelo di anguria e meringhe alla cannella. Un piatto della memoria.

Ho provato e riprovato cento volte, ho chiesto aiuto agli ingredienti. C’era un forte legame tra me e i prodotti della mia terra e del mio mare, parlavo con le erbe aromatiche e con le spezie…, e loro mi hanno insegnato a dosarle in maniera giusta.

La mia è una cucina che nasce dai sapori e odori intensi della Sicilia e che viene esaltata da moderne tecniche culinarie. I piatti “della memoria” diventano protagonisti del cambiamento delle nostre abitudini e del nostro modo di mangiare. Un abbinamento sorprendente, un ingrediente inaspettato, una lavorazione insolita. Ma persiste il ricordo di un piatto cucinato con amore, il cibo che fa bene all’anima.

Patrizia Di Benedetto nel 2010 conquista la Stella Michelin prima donna Siciliana ad avere questo riconoscimento che mantiene costantemente negli anni forte della sua grande professionalità ed amore per la sua Sicilia e per le eccellenze della sua terra.

                                                                                                                              

 

CLAUDIO RUTA

 

Impara a cucinare, prova nuove ricette, impara dai tuoi errori, non avere paura, ma soprattutto divertiti”.    (Julia Child)

Questa massima sintetizza il pensiero dello chef Claudio Ruta, deus ex machina e anima pulsante del ristorante La Fenice, classe 1971, ragusano d’origine anche se lui si  definisce semplicemente italiano. Alle spalle una gavetta importante che spazia in varie zone d’Italia. La sua storia inizia nel 1984 quando, appena adolescente, incuriosito ed affascinato dal mondo della ristorazione, decide di frequentare un semplice corso di formazione, iniziando dalle basi, per capire, come dice sempre lui: “La differenza tra una padella e un bicchiere”.

La sua voglia di evadere e crescere, lo porta lontano dalla sua città d’origine (Ragusa) e, nonostante la giovane età (solo sedici anni), gli si presenta l’occasione, che coglie al volo, di andare a lavorare in un villaggio extra lusso in Sardegna, gestito da una catena alberghiera francese.
Poi è stata la volta di un altro albergo nelle Marche e a seguire al Sottomarina di Venezia, albergo quattro stelle, gestito dalla famiglia Boscolo, che organizzava corsi di formazione e perfezionamento per cuochi a livello internazionale che provenivano da diverse parti del mondo e così afferma Claudio Ruta:

“Pur rimanendo fermo nello stesso luogo, avevo l’occasione di compiere un viaggio intorno al mondo”.

Rientrato poi in Sicilia per esigenze familiari, Claudio Ruta non si è più spostato, senza mai tralasciare un parte fondamentale della sua crescita personale e professionale: i viaggi.
Nel 2010 arriva, all’interno del ristorante poi battezzato La Fenice, l’ambita stella Michelin, un ulteriore riconoscimento e ricompensa per il lavoro svolto. “Quando arriva un legittimazione importante come questa, ti rendi conto che la figura e la professionalità dello chef sono molto importanti al pari dell’intera brigata e dello staff di sala: solo il connubio perfetto di tutti i protagonisti consentono il raggiungimento di importanti traguardi. Obiettivi che è stato possibile centrare grazie alla lungimiranza di Mauro Malandrino che ha subito intuito la necessità di dare una nuova identità alla struttura, indirizzando La Fenice verso importanti traguardi da tagliare, così come è stato”.

 

 

 

 

 

 

 

                                                                                      

ACCURSIO CRAPARO

Accursio lo chiamano “il cuoco delle due Sicilie”,

perché le suggestioni dell’infanzia e le ispirazioni dell’esperienza lo hanno portato a viaggiare tra quella dell’ovest e quella dell’est. Come due regioni distanti, ognuna di loro ha una propria storia che influenza i riti del gusto: le separano mille contraddizioni, ma le unisce una sconfinata ricchezza della natura che Lo Chef Craparo cerca di custodire tutta, esaltandola nella Sua cucina.

Il suo ristorante “Accursio Ristorante” la considera la sua casa, e questa casa è per Lui come un approdo lungo un fiume di storia. Nel cuore di Modica, nei bassi di un antico palazzo del Corso, si trova la sua  piccola cucina e qui Vi invita a fermarvi per godere di secoli di cultura.
Come dice Accursio “Vorrei che in questo luogo ci si ritrovasse come attraversando tutte le Sicilie, di mare e di terra”.

Il suo ristorante è un baricentro ideale tra Sciacca e Modica, che sono i luoghi della sua storia, dove cominciano i suoi racconti fuori e dentro la tavola. Gran parte del fascino della Sicilia è come custodito in uno scrigno: nella sua  casa ve ne offre una chiave.

 

         

 

 

 

 

 

 

ANTONINO FRATELLO

Antonino, ormai un veterano della cucina internazionale, ha come obiettivo primo la diffusione del suo pensiero culinario nel mondo, cominciando dalle aziende con cui collabora. Siciliano in tutto e per tutto, ha trovato in Roma una seconda casa: qui inizia la sua carriera e sempre qui continua a lavorare nelle cucine del Marriott, dove ricopre il ruolo di chef.

La sua attività principale, però, è la consulenza: infatti grazie alla sua competenza e alle sue conoscenze nel settore è chef consultant per diverse aziende dall’agroalimentare all’alberghiero. Da quest’anno è anche coordinatore ET della Regione Lazio, affiancando il delegato Sandro Serva. La sua cucina comincia con la ricerca del gusto e dell’autenticità dei sapori, rispetta la cucina classica, che però ripropone in continua evoluzione, proiettando ogni piatto in una chiave futuristica.

Il suo sogno nel cassetto è viaggiare in barca a vela alla scoperta di nuove sfide gastronomiche, ma che siano principalmente all’insegna del benessere fisico e sociale.

 

EMANUELE MASSARI

 

Emanuele Massari può considerarsi a pieno titolo il più grande dei pasticceri ragusani in attività, la sua passione ed il suo amore per la pasticceria lo rendono grande mentre la sua gentilezza e cortesia lo rendono “Unico”

Vero conoscitore e cultore della tradizione dolciaria Siciliana riesce ad appassionare con i suoi aneddoti legati al mondo della pasticceria Storica Siciliana.

Ama usare nelle sue realizzazioni soltanto il meglio delle produzioni naturali ed è un piacere potere ammirarlo mentre realizza le sue creature con i profumi che sanno di SIcilia che sanno di buono.

                                                                                                                                            

FRANCESCO ARENA

 

Classe 1976, Francesco Arena, Messinese, fin da piccolo ha considerato il laboratorio del Panificio Masino Arena (di famiglia da tre generazioni) il suo parco giochi e il suo grande amore. Qui comincia i primi esperimenti miscelando e impiastricciando le farine.

A 20 anni decide di iniziare a lavorare nel panificio e di seguire le orme del padre Masino, che lo guida da subito, grazie ai suoi anni di esperienza, rendendolo un professionista.

Il lievito madre e la ricerca di nuove tecniche di produzione diventano la sua passione principale; segue il corso di alta formazione per panificatore di CAST Alimenti con Piergiorgi Gorilli, fondatore e presidente onorario del Richemont Club Italia.

Da questo momento in poi la produzione del panificio si rivoluziona completamente. Francesco Arena è sempre più attento alla scelta delle materie prime e predilige i presidi slow food, puntando sulla panificazione di farine da grani antichi siciliani rigorosamente molite a pietra.
Nel 2016 supera l’esame di ammissione al Richemont Club Italia sez sud e nello stesso anno si iscrive alla facoltà di Scienze Gastronomiche di Messina.
Sempre nel 2016, durante il Salone del Gusto di Torino, è chef bakery ufficiale dello stand Sicilia.
Tra i suoi impegni più sentiti c’è la collaborazione con aziende e scuole siciliane, dove mette a disposizione di colleghi e studenti le sue conoscenze e competenze nel settore.

Nel dicembre del 2018 i suoi panettoni artigianali sono stati inseriti fra i migliori 20 panettoni d’Italia da “La Cucina Italiana” mentre nel 2019 ha vinto il premio “Best in SIcily” come migliore fornaio Siciliano

                                                                                                

GIONATAN CARUSO

 

La cooperativa RISTORANDO è una delle più importanti realtà Siciliane nel mondo della ristorazione; si occupa del servizio di sala rendendolo unico e di grande appeal tanto da essere ormai diventato punto di riferimento per tutti coloro che realizzano eventi importanti in SIcilia ma non solo.
I promotori di questa iniziativa Gionatan Caruso e Valentina Lombardo godono ormai della stima e della fiducia dei migliori operatori di settore, Chef stellati, grandi organizzatori ed il gota della ristorazione siciliana non può fare a meno della loro collaborazione per rendere eventi unici ed irripetibili, perchè ricordiamolo la migliore cucina è monca senza un altrettanto grande servizio in sala.
Le nozze di Fedez e della Ferragni, quelle del campione di calcio Belotti, Principi, e nobildonne hanno tutti scelto loro per i loro momenti più felici.

Gionatan Caruso disarma per la sua grande professionalità che soggiace soltanto alla Sua gentilezza, un vero signore d’altri tempi in grado di gestire in maniera impeccabile qualunque genere di evento con classe e signorilità.

Sua sarà l’interessantissima Master dedicata alla Sala, anzi meglio alla ricezione ed alla psicologia dell’accoglienza.

DANIELE VACCARELLA

 

Daniele Vaccarella, nato a Palermo il 30 agosto del ’67 è un maestro pizzaiolo, nonché fondatore della Sicilian School of Pizza.

Daniele proviene da una famiglia di cuochi e fin dalla tenera età di 8 anni si diletta in cucina sotto la guida del padre Antonio, del quale il giovane Daniele diviene presto aiutante ma, a 13 anni si avvicina con passione al mondo della pizzeria e da quel momento comincia la sua carriera di pizzaiolo.

Diventa così il pizzaiolo del “Carillon” famosa pizzeria palermitana, scelta che ne decreterà il rilancio professionale, infatti da quel momento Daniele comincia a perfezionarsi, ricercando materie prime e sperimentando nuove ricette.

Nel 2006 si sposta presso “La Braciera” e durante i suoi primi anni alla Braceria che Daniele decide di frequentare il corso professionale di pizzaiolo presso la Federazione Italiana Pizzaioli per specializzarsi professionalmente al fine di fare la differenza, e vi riesce, mettendo subito in pratica gli insegnamenti ricevuti.

La Braciera diventa la pizzeria più importante della Sicilia,  Daniele comincia a servire varie tipologie di impasti per pizze con tecnica di maturazione utilizzando varie e complesse lavorazioni come la produzione di lievito madre, impasti con biga, utilizzo di farine biologiche, impasti gluten-free ottenendo ottimi consensi da parte della sua clientela ed attirando l’attenzione d’importanti testate del settore enogastronomico aprendo a Daniele e a La Braciera un percorso coronato da successi e soddisfazioni.

Premiato nel 2015 con il massimo riconoscimento dei “tre spicchi”(unico in Sicilia ad averli ottenuti) dalla Guida delle pizzerie del Gambero Rosso, è stato protagonista della tappa siciliana di “Pizza&Chiaretto – abbinamento perfetto”, il tour itinerante di Gambero Rosso e Consorzio di Tutela Bardolino Doc, che ha fatto tappa a Palermo proprio a La Braciera.

Inoltre la rubrica “Ristoranti e pizzerie di Sicilia” ed.2016/17 de Il Giornale di Sicilia conferma i successi di Daniele e de La Braciera che viene inserita nella categoria Pizzeria Imperdibile.

Nel 2016 la Guida del Gambero Rosso gli riconferma il riconoscimento dei “tre spicchi” nella categoria “Pizza all’Italiana”, e lo considera il primo, nel mondo della pizza palermitana, ad aver introdotto l’uso delle farine integrali, il culto per il lievito madre e la la lunga maturazione .

Daniele ha inoltre gareggiato e spesso vinto in diverse competizioni migliorando sempre più i suoi prodotti e ottenendo risultati che lo hanno portato ai vertici del mondo della panificazione pur restando sempre un uomo umile che, con passione, dedizione ed entusiasmo continua nella sua opera di ricerca e sperimentazione ma che al contempo prepara la nuova generazione di pizzaioli a vivere questo mestiere con gli stessi valori che gli sono stati trasmessi.

 

 

CHICCO CEREA

Ospite d’onore dell’alta cucina Siciliana uno dei migliori Chef italiani in assoluto il “tristellato Chicco Cerea”

Jacques Cagna a Parigi, Rovere Verger sulla Costa Azzurra,  Heinz Winkler a Monaco, El Bulli a Rosas; Jean Gorge Vongherichten e Sirio Maccioni a New York. Solo alcune delle grandi esperienze professionali che hanno formato quello per molti è il più grande Chf italiano CHICCO CEREA.

Enrico Cerea, detto Chicco, primogenito di Bruna e Vittorio, è caduto bambino nelle pentole di famiglia… La passione lo ha contagiato a tal punto che ogni momento libero, a cominciare dalle vacanze scolastiche, è diventato un pretesto per seguire, curiosare, studiare i segreti delle cucine di tutto il mondo.
Sorretto da un talento mai autocelebrativo, ha acquisito uno stile personalissimo, miscelando le ricette della cucina di Vittorio con la sensibilità e la tecnica appresa negli anni. Non ha mai smesso di imparare.

 A capo di una brigata che conta su più di venti collaboratori, Chicco Cerea è un cuoco totale, completo, esperto. Quella per i dessert rimane tuttavia la sua prima e irrefrenabile passione, oggetto di continua e approfondita ricerca.

Nell’olimpo dell’alta cucina dal 2009, quando la prestigiosa guida Michelin gli conferisce, insieme al fratello Bobo, la terza stella come massimo riconoscimento, Enrico Cerea corona oggi una lunga carriera lavorativa che lo ha portato a rappresentare, con il ristorante di famiglia “da Vittorio”, quello che viene definito il modello di ospitalità della ristorazione italiana del futuro.

 

 

 

 

 

 

              

Concorso MIXOLOGY

Evento collaterale
Concorso Mixology rivolto ai migliori Bartender siciliani che si cimenteranno nella realizzazione di cocktails originali utilizzando i prodotti individuati dall’organizzazione

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Marsala Capitale del Gusto

07 – 10 NOVEMBRE  2019